Transcreation: quando il traduttore diventa scultore

Il traduttore ha un ego ingombrante, su questo non ci piove.

Chiunque sia amico di un traduttore, sa benissimo che frasi evitare per non rovinare il rapporto. Nella top 3 spiccano certamente cose del tipo: "Senti, tu che hai studiato Lingue...", "Meno male che c'è Google Translator" oppure "Come mai ci hai messo mezza giornata per tradurre due righe?". Ma ce ne sono un'infinità, anche di molto meno eclatanti. Perché il traduttore è così permaloso? Facile. Perché il traduttore è un artista. E, per di più, un artista costretto a restare dietro le quinte, senza mai potersi palesare.

Quello tra il traduttore e l'artista – o, ancora meglio, lo scultore – è un paragone che calza a pennello quando si parla di traduzione creativa. E non solo per una questione di sensibilità.

Scoprite cosa intendo leggendo l'articolo che ho pubblicato su Punto Italiano, il network di traduttori freelance tedesco-italiano della Germania del Nord. Stavolta vi spiego come funziona la transcreation, l'arte di tradurre la pubblicità. Perché i testi promozionali sono molto più frequenti di quanto si possa immaginare. E affinché abbiano efficacia, una traduzione standard non solo non è sufficiente, ma persino controproducente.

A proposito: di chi sono le abili mani che stanno scolpendo nell'immagine introduttiva? Dello scultore trentino Simone Turra.

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